Per la sanatoria (o indulto) dei dati meglio usare la CC0 2

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Su L’Adige – uno dei due quotidiani trentini – il giorno 11 ottobre 2011 è apparso l’articolo “Parcheggi a pagamento, in azione i vandali” corredato dall’immagine di uno dei cartelli che ha subito l’atto di vandalismo di trovarsi coperto il costo della tariffa oraria.

L’articolo fa riferimento alle forme di protesta, fra cui questa sicuramente poco intelligente e non condivisa, contro il “cambio di colore” dei parcheggi di un sobborgo della città molto vicino al centro storico (15 minuti a piedi).

Insomma, se fino a qualche giorno prima, gli abitanti del quartiere di San Pio X non dovevano versare alcun soldo per parcheggiare l’auto vicino casa, ora, oltre al solito problema di riuscire a trovare un posto comodo, si trovano anche a dover pagare e, di certo, questo non piace affatto.

Bene … sull’argomento potremmo discuterne parecchio, e le motivazioni di questa mossa sono ben descritte dal comune di Trento e lasciamo quindi che la discussione avvenga fra i cittadini di questa città.

La domanda piuttosto è: “Ma cosa c’entra questa storia con i dati?

Questo autunno italiano appena arrivato ha in pentola parecchie sorprese che sono state in parte anticipate con le mosse di ISTAT e ENEL e sempre più sono le pubbliche amministrazioni che stanno seguendo questo percorso (si veda il recente caso di Bologna), senza dimenticare le promesse del ministro della funzione pubblica e innovazione su un portale dei dati aperti italiano entro la fine dell’anno.

Una buona mossa, spesso suggerita a chi vuole intraprendere questo percorso, è quella di utilizzare una delibera in cui fare una sanatoria (ma possiamo anche dire un indulto) per sistemare quelle situazioni in cui i dati sono disponibili online ma non è affatto chiara la licenza (in quanto mancante) e, facendo, un giretto su it.ckan.net) i casi sono diversi.
Ora, chi ha un minimo di cognizione di causa sul copyright, sa benissimo che se la licenza non è esposta, i contenuti sono full copyright, ma su questo aspetto c’è ancora un sacco di confusione, tant’è che “l’uomo della strada digitale” ha la sensazione che qualsiasi cosa esposta su internet sia gratuita e senza problemi.
Spesso questa sensazione la hanno anche i funzionari pubblici che hanno messo quei dati online.
Spesso alla domanda “Con quale licenza sono esposti i dati?“, la risposta è “Beh! Sono lì, sono online, che cosa dici. Se sono lì ci fai quello che vuoi“.
… beata ignoranza …
Ma proprio su questo, spesso facciamo attenzione perché molte p.a. hanno già dei dati online, forse non saranno open data al 100%, ma sono comunque dati che, volenti o nolenti, sono già diffusi fra chi ritiene di poterci fare qualcosa di utile.
Insomma, se si decide di fare questa “sanatoria”, vediamo di farlo bene ed usare una licenza che sia consona a quello che è già l’uso e la percezione comune di un bene che è già esposto ed usato.
In questo caso la licenza migliore è la CC0. Chi decide di colpo di utilizzare una licenza di tipo Share A Like (es. CC-BY-SA, ODbL o IODL) rischia di creare la reazione di sconforto degli abitanti di quel quartiere che all’improvviso si vedono il parcheggio sotto casa divenuto a pagamento.
Certo, non c’è dubbio che il paragone può essere debole, ma la reazione di sconforto potrebbe essere simile (e si spera senza atti di vandalismo).

Se decidiamo di aprire i dati attraverso una “sanatoria” vediamo di essere ragionevoli.

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2 thoughts on “Per la sanatoria (o indulto) dei dati meglio usare la CC0

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