Open Source e Walled Garden aka abbiamo vinto la battaglia ma stiamo perdendo la guerra? 3

Pubblico una email di Sandro Furieri, presidente dell’associazione GFOSS.it, sviluppatore di Spatialite e membro dell’Open Geo Spatial Consortium.

Fratelli e compagni, abbiamo vinto la battaglia … ma allora perché mai stiamo perdendo la guerra ???

 

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Il 27 ottobre si è celebrato il LinuxDay: mi ha particolarmente colpito una frase presente nel manifesto del LD, e mi ha stimolato qualche riflessione che gradirei condividere con tutti voi.

“Oggi, grazie a Linux e al software libero, gli stessi sistemi utilizzati dal Governo degli Stati Uniti e dai colossi della Information Technology quali Facebook e Google sono alla portata di tutti.”

Vero, verissimo: non fa la minima piega. Ormai la maggior parte dei sistemi venduti sul mercato monta di fabbrica un sistema operativo open source.
Android è un kernel Linux genuino a tutti gli effetti; anche Mac OS X ed iOS sono largamente basati sul codice di FreeBSD.

Praticamente tutti i social networks di successo universale sono in effetti piattaforme largamente basate su software FLOSS.

Apache domina oltre il 50% del mercato dei web-servers; anche il meno noto NGinx sta crescendo velocemente, ed ha praticamente raggiunto Microsoft IIS piazzandosi saldamente al terzo posto in classifica.

Oltre metà dei web browsers utilizzati nel mondo sono ormai basati su codice aperto; integralmente per quanto riguarda Firefox e Chrome, parzialmente per Safari (che e’ comunque largamente derivato da Konqueror di KDE). la diffusione di MSIE è costantemente in calo ormai da anni.

LibreOffice + OpenOffice hanno scalzato M$ Office in circa il 25% delle installazioni (almeno nei paesi più evoluti).

Ovunque spingiamo lo sguardo il FLOSS è ormai fortemente radicato e largamente diffuso in tutte le posizioni strategiche: è ingeneroso definirlo semplicemente vincente, è decisamente trionfante, anche di la delle nostre più rosee aspettative.

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Forse tutto questo significa che stiamo vincendo la partita ?
Personalmente, mi permetto di dubitarne fortemente.
Mi pare viceversa che numerosi segnali ci indichino chiaramente che forse nel futuro prossimo gli spazi di libertà sono destinati a restringersi forse anche in modo drastico.
Prendiamo il caso di Google: è indubbio, usa largamente software libero. Non solo: in molti casi promuove attivamente, e spesso addirittura finanzia, i progetti del software libero.
Ma allo stesso tempo Google sta perseguendo una strategia complessiva che non è certo finalizzata alla tutela della libertà degli utenti:
Anzi, spesso è del tutto evidente che lo scopo è piuttosto quello di costruire un monopolio globale ed unilaterale, al cui confronto i vecchi approcci Microsoft appaiono un po’ goffi, quasi ingenui e sostanzialmente inoffensivi e facilmente riutilizzabili.

Ma allora, se questa è la situazione attuale, forse magari è anche il caso di iniziare a prendere coscienza che alcuni dei vecchi e cari paradigmi che abbiamo seguito fedelmente per lunghi decenni ormai non reggono più il passo con l’evolversi degli scenari reali attuali.

E magari è anche il caso di aggiungere un nuovo termine al nostro armamentario concettuale: WALLED GARDEN
Un “giardino murato” è un ecosistema artificialmente chiuso, in cui solo il “giardiniere” ha poteri decisionali; tutti gli altri devono necessariamente adeguarsi alle scelte imposte dal “giardiniere”.

Sicuramente Facebook e molti servizi Google (a cominciare da GMaps) hanno tutte le caratteristiche tipiche del Walled Garden.
Ma attenzione: in un futuro ormai imminente anche i sistemi operativi diventeranno sempre più Walled Gardens.
La strada l’ha chiaramente tracciata Apple con i suoi iPhone ed iPad; sui quali è materialmente possibile installare solo le Apps distribuite tramite l’App-Store ufficiale (previa approvazione “con licenza de’ superiori”).
Ma anche Android sta seguendo la medesima strada; e cosi’ pure Win8.

Linux è un’alternativa reale per i desktop e per i server; ma sul mercato emergente dei tablets Linux è totalmente assente, se non in salsa Android, con tutti i limiti di cui sopra.
Insomma, forse in un futuro ormai prossimo saremo addirittura destinati a rimpiangere i bei tempi di WinXP, che in confronto ai nuovissimi Walled Gardens era una piattaforma ragionevolmente aperta (ed infatti ci girava praticamente tutto il sw libero, con grande felicità e soddisfazione di moltissimi utenti).

Attenzione: le licenze OSI non sono affatto una difesa efficace contro i pericoli e le insidie dei Walled Gardens. neppure la GPL.

Paradossale ? certo, ma niente affatto difficile da spiegare IMHO

I ben noti paradigmi di Richard Stallman sul software libero si sono storicamente formati verso il 1983 (esattamente 30 anni fa, mi permetto di notare).
Cioè quando ancora le reti avevano una diffusione semi-clandestina solo tra i militari ed in qualche sporadico laboratorio di ricerca.
Il successo di massa del web arriva molto più tardi (negli ’90); Internet ed il Web diventano assolutamente pervasivi solo negli anni 2000, con l’introduzione delle linee cablate ad alta velocità, del WiFi e della radio-telefonia di terza e quarta generazione.

Ovvio quindi che all’inizio degli anni ’80 il baluardo ultimo di difesa della libertà individuale passava esclusivamente attraverso l’apertura del codice sorgente. ma oggi la rete universale (global cloud) implica automaticamente che i dati sono diventati  altrettanto importanti del codice; ed assolutamente strategici diventano soprattutto i servizi remoti di consultazione, catalogazione, aggregazione ed elaborazione remota offerti tramite web.

Chi controlla i dati, i servizi e l’infrastruttura Web controlla il mercato.

Il codice usato per gestire dati e servizi si avvia a diventare sempre piu’ secondario e tutto sommato poco rilevante; spesso l’utente “medio” non e’
neppure in grado di capire se sta effettivamente utilizzando sw locale installato sul proprio device oppure se in effetti sta semplicemente connettendosi a qualche software remotizzato; ed in quest’ultimo caso non e’ in grado di avere nessuna idea su quale sw venga realmente utilizzato.
e’ il controllo sui dati e sui servizi in quanto tali che sta diventando rapidamente strategico, e che consente di creare i nuovi insidiosi monopoli
basati sulla strategia Walled Garden.
non a caso chi aveva fondato il proprio impero sul vecchio modello “closed source” tradizionale oggi si trova in evidente difficoltà e sta cercando
affannosamente di riposizionarsi in modo innovativo nei nuovi scenari.
vedi p.es. M$ con Win8, che per la prima volta rompe decisamente tutti i consolidati criteri tradizionali tipici del mondo di Redmond, anche a
rischio di perdere alcune comode rendite di posizione.
Si vedano anche le recenti aperture annunciate da ESRI sul fronte Open Data ed Open Source.

Su tutto questo nuovo scenario le licenze OSI e la stessa GPL sono assolutamente inefficaci; perché disciplinano le modalità di gestione del codice, ma non dicono assolutamente nulla per quanto riguarda le condizioni d’uso dei servizi web condivisi.
Esattamente cosi come nulla dicono sulla libera condivisione dei dati, sulla privacy degli utenti etc.
E quindi sono perfettamente compatibili con l’approccio Walled Garden, proprio come purtroppo stiamo iniziando a toccare con mano. Paradossalmente i monopoli globali dei prossimi anni saranno in larga parte basati proprio su sw libero; ma questo ovviamente non li rende  affatto meno insidiosi e meno pericolosi.

la linea di difesa della libertà “vera e genuina” si sta velocemente spostando su fronti nuovi e del tutto inattesi.
Nuove sfide ci attendono: ma indubbiamente i nuovi scenari ci aprono anche nuove opportunità, ancora tutte da scoprire e tutte da esplorare non a caso: la guerra in corso tra Apple e Google si sta giocando in larga parte proprio sui servizi cartografici, con tutti gli annessi e connessi del caso.

Ci piaccia o meno, noi ci troviamo esattamente sulla linea del fronte.
Possiamo probabilmente giocare un ruolo forse determinante, se sapremo e vorremo mettere le nostre conoscenze specifiche sulle tecnologie geospatial al servizio di tutte le mille e variegate communities interessate a qualunque titolo alla difesa sostanziale dei diritti civili digitali.

Forse sarebbe l’ora di iniziare una riflessione approfondita su tutte queste tematiche, che stanno rapidamente diventando “molto calde”.

ciao Sandro

3 thoughts on “Open Source e Walled Garden aka abbiamo vinto la battaglia ma stiamo perdendo la guerra?

  1. Reply Marco Solieri Oct 30,2012 17:32

    Abbiamo bisogno d’aggiornare il paradigma, e` evidente. Ci serve una nuova definizione e licenza d’uso per i servizi liberi di domani.

  2. Reply Loredana Lo Conte Dec 23,2013 11:29

    La licenza esiste, si chiama AGPL.

    Usando la metafora militare suggerita dal titolo, per vincere una guerra occorrono soldati, un esercito di soldati, cittadini comuni che, in prima persona, difendano quello che hanno caro, con coerenza. Forse e’ su questo punto che siamo davvero carenti. Non ci mancano i generali, ci mancano le truppe, che sono state lasciate indietro.

    Loredana

  3. Reply napo Dec 23,2013 11:57

    Ciao Loredana,
    secondo me la licenza Affero GPL non risolve il problema.
    E temo anche inventarsene un altra.
    Qui la questione è su trattamento dei dati, massa critica e consapevolezza.
    Se domani piattaforme come gmail o facebook passassero a licenza Affero GPL, la questione non cambierebbe: avremmo si l’accesso ai sorgenti, ma la maggior parte degli utenti rimarrebbero su quelle piattaforme e i dati generati continuerebbero a rimanere lì e fare gli interessi di quelle aziende.
    D’altronde il problema si sposta poi sulla gestione dei servizi: che macchine mi servono e quanta energia per gestire un gmail o un facebook?
    Credo che sia importante tener presente che, quando le cose sono gratuite, il prodotto siamo noi e, quindi, cercare di far aumentare la consapevolezza come leggere i documenti di trattamento dei dati dovrebbe aiutare.
    E’ passato quasi un anno da questo post, di mio credo che il percorso da fare sia ancora lungo e che preveda una capacità dialettica importante per aumentare la sensibilità sul tema.

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