#GrazieRita: La mia lettera a Rita Levi Montalcini sulla conoscenza nella società aperta

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Ciao Rita, sono passati quasi 4 mesi da quando ci hai lasciati. Hai vissuto oltre
un secolo di vita, e, se tu fossi ancora con noi, domani avresti raggiunto l’età di 104 anni. Quattro anni fa l’intera città aveva festeggiato i tuoi 100 anni con te; questa volta, l’organizzazione del World Wide Rome ha giustamente deciso di celebrarti ancora.

L’evento ha un nome importante: Open Science,  scienza aperta e, citando il sito web, l’intento è quello di […] celebrare la scienza aperta, pubblica e collettiva, quella che – attraverso il web – sta cambiando il mondo mettendo a disposizione di tutta la comunità scientifica i risultati della ricerca accelerandone i progressi. […]
Ci saranno tantissime persone che stanno dando il loro contributo in tal senso; tu sarai poi al centro, raccontata dalla memoria viva di chi ti ha conosciuto e di chi sta portando avanti la tua ricerca.
Sono fra i relatori e non nascondo di essere emozionato per questo per tutta la stima e ammirazione che ho per te.
Anche io lavoro nel mondo della ricerca ma difficilmente raggiungerò risultati così grandi e importanti come i tuoi, ho comunque il mio spazio che affronto con tantissimo entusiasmo e che mi da la giusta energia per proseguire.
Io studio i processi di creazione e collezione della conoscenza in progetti come Wikipedia, OpenStreetMap e l’Open Source: son tutti progetti di comunità attivissime che hanno nel dna il motto “release early, release often” (rilascia presto, rilascia subito). Entrando in contatto con loro si entra nel ciclone e ci si innamora dei loro obbiettivi; si diventa portavoce delle fondazioni che li perseguono (nel mio caso Open Knoweldge Foundation) diffondendo, spesso con spirito combattente, il concetto dei beni digitali comuni.

In questo evento in tua memoria sarò io quello che dovrà rompere il ghiaccio. Il titolo dell’intervento è “La conoscenza nella società aperta”. Racconterò dell’importanza della condivisione della conoscenza nella storia, di come gli strumenti nati per tutelare le persone di talento, ma, allo stesso tempo incentivare la crescita della società, in alcuni casi assomigliano a degli ostacoli.

Mi piacerebbe tanto confrontarmi con te, vedere come hai potuto assistere in prima persona a questi cambiamenti.
Quando affronto questo tema, verso un pubblico nuovo, parto dalla frase

“Se ho visto più lontano, è perché stavo sulle spalle di giganti”

resa celebra da Isaac Newton. Google stessa ha deciso di rivederla per Scholar, il motore di ricerca sugli articoli accademici (“Sali sulle spalle dei giganti“).
Stiamo vivendo un momento importante nella storia del genere umano, siamo nel pieno di quella che è la rivoluzione ICT, dove tutta la “scarsità” delle risorse per la produzione della conoscenza (= i costi) ha subito una accelerata improvvisa portandoci nell’abbondanza di strumenti che veicolano la conoscenza. La trasformazione da analogico a digitale di qualsiasi tipologia di conoscenza (libri, musica, immagini, video, dati …) avviene proprio grazie al software, grazie alla trasformazione in bit, in digitale, che si arricchisce di una caratteristica che nella storia era prima impossibile: il tutto può essere clonato all’infinito, ma, non solo, può essere anche riusato e modificato per migliorarlo. Una vera magia, che supera ostacoli che prima sembravano insormontabili.
Avrei voluto tanto essere stato vicino a te Rita quando hai visto il primo bucato fatto dalla lavatrice, o i primi risultati della tua ricerca che venivano calcolati velocemente grazie ad un computer.
Come ben sai, per trovare un compromesso fra il tutelare le persone di talento che sono in grado di migliorare il nostro mondo, e il fare in modo che quanto prodotto dalla loro genialità e creatività sia condivisibile da chiunque, sono stati introdotti degli strumenti attraverso cui, per un lasso di tempo, la persona di talento trae vantaggio da quanto ha creato fino a poi lasciare questo in pubblico dominio.
Questi meccanismi sono tutt’ora validi e apprezzabili ma, ogni tanto, vengono un po’ snaturati dal loro fine, oppure si scontrano contro la velocità della nostra era digitale.
Non è un caso che, le prime persone ad accorgersi di questo siano stati gli informatici, e, in particolare Richard Stallman. Al tempo ricercatore del MIT che, innervosito dall’impossibilità di non poter usare la stampante che aveva acquistato, perché le specifiche attraverso cui adattare il proprio software a quella stampante non erano pubbliche, decise così di abbandonare quella carriera e cominciare a creare software libero grazie al quale tutti potevano trarne vantaggio, studiarlo, modificarlo, adattarlo alle proprie esigenze con il vincolo però che questo continuasse ad essere un bene comune.

Di fatto questo ha capovolto il concetto di copyright in copyleft (= permettere la copia e la modifica, ma obbligare a mantenere il prodotto come bene comune).
Una storia di 30 anni fa, che però ha insegnato a molti e che, lentamente, ha contaminato tutta la conoscenza che è diventata digitale, e sono nati sempre più movimenti che parlano anche di dati e di contenuti e che, se poi applicati al mondo della scienza, diventano ancora più importanti e chiedono che l’accesso anche alle pubblicazioni scientifiche sia oggetto condiviso.
Ancora di più poi quando a finanziare la ricerca è l’ente pubblico.
Tu Rita, sai molto meglio di me, e sicuramente avresti avuto tantissime storie da raccontare su quanto il concetto di condivisione per molti ricercatori, venga messo in discussione, di quando si cerca di veicolare materiali il meno possibile per mantenere una posizione elitaria.
Tutto il movimento della conoscenza aperta, invece, ruota intorno a due concetti: la consapevolezza e il riuso.
C’è ancora molto da fare, sono certo però che questo evento in tua memoria, sarà un piccolo passo in più, non solo come occasione per ricordare l’importanza di questi concetti, ma anche per aumentare questa consapevolezza e responsabilità che è la chiave di volta per preparare la nostra società in questa era digitale.
#GrazieRita

Roma, 21 aprile 2013

MAURIZIO NAPOLITANO

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