open data: la smettiamo di fare lo gnorri? 3

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immagine di alina rilasciata in cc-by-sa-nc

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l’open data in Italia ha avuto un momento in cui la “conferenza sui dati aperti” era all’ordine del giorno.
C’erano più parole su cosa volesse dire open data che dati aperti.
Poi le cose si sono sbloccate e sono usciti dati, ma, il termine ha avuto un abuso che spesso la definizione finisce nel dimenticatoio (o più semplicemente si finge di non sapere).
Ci sono molte risorse dove trovare la definizione di open data: opendefinition.org, wikipedia, il codice di amministrazione digitale.
Ciascuna di esse arriva ad una sintesi: libertà di usare, ri-usare e distribuire i dati a qualsiasi scopo, chiedendo eventualmente di citare la fonte o di contribuire a garantire questa libertà.
Il che lo si ottiene in due modi: quello tecnico cercando la neutralità delle tecnologie, e quello giuridico, in cui – attraverso una licenza – si definiscono questi vincoli.
Sul piano giuridico pertanto i casi sono tre: il pubblico dominio (= rinuncia ad ogni diritto dal momento della pubblicazione), le licenze di attribuzione (= citare la fonte), le licenze di condivisione allo stesso modo (= l’obbligo di rendere sempre disponibile il dato ed anche i suoi derivati).

Cercando di non reinventare la ruota, in molti casi, si è scelto di utilizzare dei modelli pre-esistenti, e, quindi le licenze Creative Commons (anche se, fino alla versione 4.0, non si adattavano ai dati).

sasa no open data

Queste licenze offrono in realtà altre soluzioni che sono le clausole “NC” e “ND” (che volendo possono anche essere utilizzate assieme).
Ed ecco qui che comincia il carosello di chi usa il termine “open data” ma poi, diventa incoerente aggiungendo queste due clausole che – di certo – sono un limite alla libertà di usare, ri-usare e distribuire a qualsiasi scopo.

acinodata

NC = NonCommerciale — Non puoi usare il materiale per scopi commerciali.
ND = NoDerivatives — Se remixi, trasformi il materiale o ti basi su di esso, non puoi distribuire il materiale così modificato.
Molti sono quelli che dimostrano di non aver chiaro il concetto.mercatinomori

E ancora più assurde sono le continue violazioni di queste licenze, in particolare quando si è davanti al caso del divieto di creare materiale derivato (la licenza ND), o le ripetute volte che si usano mappe derivate dai dati di OpenStreetMap senza citare la fonte o, ancora peggio, quando si crede che generando dati da Google Maps si crea open data, senza badare a termini d’uso dove, ad esempio, il geocoder pone il vincolo di presentare i dati sempre con la mappa di Google come sfondo (e qui viene meno la libertà di riusare e distribuire i dati come si vuole).

A queste si aggiungono poi le questioni tecniche, tutti quei concetti di bad data, dove i metadati sono inesistenti o dove il pdf regna sovrano.

L’open data, ma più in generale tutto il movimento della conoscenza aperta, si batte per favorire il riuso tutelando gli autori.

Ho partecipato a tantissime riunioni e dibattiti online in cui si discuteva su quale licenza scegliere, a farsi domande se il concetto di condivisione allo stesso modo – sui dati – è un limite o vantaggio, a difendere i vantaggi del pubblico dominio espressi con la CC0, a spiegare che – se un prodotto è gratuito all’origine – acquista mercato se gli si da del valore aggiunto, a convincere che verbosi modi di gestire l’attribuzione sono limitanti, a spiegare l’importanza dei metadati e dei formati autodichiarativi,…

jocondor

Jo Condor – © Toni Pagot

Ma poi mi guardo intorno, vedo questi concetti sbagliati e queste violazioni, mi chiedo: ma ci siete o ci fate?
Se ci siete, allora c’è ancora molto da fare, e, probabilmente il wizard di creative commons – http://creativecommons.org/choose/ – per crearsi una licenza va sempre più pubblicizzato, ma se ci fate … allora fate del male non solo al movimento open data, ma, più in generale, a tutto il movimento della conoscenza aperta e …. guardate che sono sempre meno quelli che hanno la scritta in testa “Jo Condor”.

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3 thoughts on “open data: la smettiamo di fare lo gnorri?

  1. Reply Daniele Gen 6,2014 03:26

    A proposito di reinventare la ruota riferito alle licenze, mi viene in mente quando su dati.gov.it volevo filtrare in base alla licenza, lo riguardo ora e conto 24 (ventiquattro!) licenze tra cui Creative Commons Attribution, Creative Commons By, CC-BY, CC BY 3.0 IT, ma la migliore è senz’altro “License Not Specified”…
    Il wizard di Creative Commons può aiutare chi vuole pubblicare i propri dati, ma qualche volta serve un po’ d’aiuto anche da parte di chi li ridistribuisce.

  2. Reply Roberto Ledda Gen 6,2014 11:13

    Grazie dell’articolo, che ho molto apprezzato.
    Immagino che sia capitato anche a voi che qualche responsabile della P.A. rispondesse a simili osservazioni dicendo “Si, avete ragione, ma siamo talmente presi dai problemi contingenti che non abbiamo la possibilita’ di affrontare queste tematiche in modo strategico, coordinato e integrato”…
    In simili casi quale e’ la risposta alla domanda “ma ci siete o ci fate?”

    Un saluto

  3. Reply Daniela Gen 16,2014 15:23

    Grazie Maurizio, deciso e chiaro post.

    Solo un appunto: la citazione relativa a Joe Condor, che mi ha fatto sorridere e ha magicamente aperto il file “ricordi improbabili”, temo non sia così immediata, se non ai bambini dell’epoca (cioè mi pare di capire io e te).

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