Non è roba da nerd: vogliamo aprire la cultura dell’open data al mondo

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L’OpenData Handbook di Open Knowledge Foundation è uno strumento molto pratico per spiegare cosa sono gli open data e quali prassi da seguire per realizzare un progetto di apertura dei dati.
Nel percorso che questo manuale offre, un capitolo che ritengo affascinante è quello che titola “Cosi, adesso abbiamo aperto alcuni dati. E ora che si fa?“. Tre sono i punti con cui questa domanda trova risposta:

1. dirlo al mondo!
2. portare persone in una stanza: incontri, meet-up periodici e barcamp
3. fare cose! hackdays, premi e prototipi.

Azioni tanto semplici quanto complesse, perchè, l’argomento che c’è dietro è “creare cultura dell’open data”.
In Italia ci stiamo provando e qualche risultato lo si ottiene.
Sul fronte di creare incontri un ruolo importante è giocato da Spaghetti Open Data, la mailing list nata da una idea di Alberto Cottica che sta catalizzando sempre di più l’attenzione di chiunque gravita intorno al tema dei dati aperti (civic hackers, pubbliche amministrazioni, giornalisti, ricercatori, aziende …), mentre su quello del “fare cose” molte sono le pubbliche amministrazioni e aziende che propongono hackathon, concorsi di idee o di sviluppo software (pioniere fu appsforitaly).
Fra gli esempi il comune di Milano con app4mi, di Palermo con ApPalermo, di Ravenna con ra4open, l’ISTAT con #Censimenti Data Challenge.

Il modello è poi ripreso anche in ambiti diversi da quelli open data, ma dove però l’accesso ai dati, e l’intersezione con altri è cruciale come il caso di Telecom con la Big Data Challenge e EIT ICT Lab (l’istituto europeo per la tecnologia) con Idea Challenge
La stessa Commissione Europea spinge sui concorsi rivolte agli open data attraverso bandi che, in Italia, hanno trovato forma nei progetti Apps4Europe e hack4med (quest’ultima una hackathon)
Queste iniziative però, per la maggiore sono rivolte agli sviluppatori.

Un esempio virtuoso però, che ha deciso di cambiare questa direzione viene dalla Regione Piemonte con il Piemonte Visual Contest, conclusosi in questi giorni con ottimi risultati, seguito a ruota dal Piemonte Visual Storython.
Da questo mio punto di vista abbiamo un gran bisogno di rivolgerci alle persone che hanno il talento di saper semplificare e comunicare il significato dell’open data.
Designer e storyteller sono le persone che possono dare un maggior contributo non solo a questa causa ma anche all’innovazione stessa.

A Trento ci siamo interrogati anche noi su questo e, così, abbiamo dato vita ad un nostro concorso la “Trentino Open Data Challenge“, in realtà un doppio concorso che, però, dietro le quinte, nasconde una grande sfida (una challenge appunto): quella di essere da volano del concetto di creare cultura dell’open data.

La prima fase (in chiusura in questo periodo) è rivolta ai creativi, a quelle persone che hanno la capacità, attraverso un video, un fumetto, una infografica, di far capire grandi concetti. E il concetto che si chiede di raccontare è quello dell’open data, dell’importanza di far capire il significato di dati aperti a chiunque.

La sfida è quella di fare in modo che, chi ha chiaro l’idea di open data dialoghi con chi ha il talento di saper comunicare con immagini e suoni. Il risultato dovrebbe quindi essere un confronto che avvicina due mondi che sembrano essere lontani (informatici e creativi) per produrre invece messaggi efficaci che saranno poi riusabili da chiunque (uno dei vincoli è quello di fare uso di licenze Creative Commons nei prodotti creati).

La seconda fase, che invece avrà la sua chiusura all’inizio dell’estate, è invece la classica dedicata alla creazione di applicazioni.
Anche qui però, più che un concorso, si tratta di una sfida, di un percorso formativo nel creare interesse sul tema open data.
Questa fase sarà accompagnata da seminari formativi per elaborare dati, in continuo confronto (o di persona o in seguito ad interviste) con chi i dati li fornisce.
Il fine è individuare una lista di potenziali applicazioni che interessano, prima di tutto, a chi i dati li genera.
Sono i data provider i primi a conoscere i loro dati, a sapere come sono utilizzati e a proporre scenari dove l’ICT può intervenire.
Ci sono molte persone in grado di fare, ma poche in grado di individuare problemi o inventare nuovi scenari.

Il fine di questa challenge è questo: aumentare consapevolezza, fare in modo che l’open data esca da una comunità ristretta, cercare di creare partecipazione e stimolarne il riuso, aprire il dialogo fra chi i dati li crea e chi li usa, raggiungere un pubblico sempre più grande per creare consapevolezza.

Un primo passaggio a Trento è stato fatto durante l’Open Data Day, dove, i responsabili di diversi organizzazioni che pubblicano dati sul catalogo trentino (catasto, servizio urbanistica, servizio informativo ambiente e territorio, agenzia provinciale per l’ambiente, agenzia per la famiglia, natalità e politiche giovanili, comune di Rovereto, meteo trentino …) hanno raccontato le storie dietro ai dati che pubblicano, come avviene il processo, i vantaggi ottenuti dall’open data, le aspettative e i prossimi passi.

Questo è un tentativo, ma l’open data ha bisogno ancora di molta disseminazione. Una disseminazione che ora deve passare dal parlare al fare, che deve diventare vera divulg-Azione, dove, ogni momento di confronto deve essere seguito da azioni concrete.
Un percorso ancora lungo perché necessita di ridurre le distanze dal mondo del digitale.

Trento, 12 marzo 2013
Maurizio Napolitano

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