Fundão: città di 30.000 abitanti che investe in capitale sociale

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Fundão, Portogallo una città di oltre 30.000 abitanti, equidistante tre ore di auto da Lisbona e da Porto, verso il confine con la Spagna al centro di un territorio dedito alla produzione di ciliegie, pesche, olio, vino, e verdure. Ad essere onesto non avrei mai pensato che un giorno sarei capitato lì. Invece, ringrazio Francesca— coordinatrice del progetto Trentino Open Data — che mi ha mi invitato a conoscere questa realtà. Il motivo della trasferta è il progetto interreg OSIRIS. Un progetto che raccoglie sette amministrazioni pubbliche di altrettante regioni europee il cui scopo è la creazione di un piano di azioni per implementare progetti di innovazione sociale. In questa fase ciascun partecipante porta la propria esperienza da condividere.
L’esperienza di Fundã0 è quella del recente investimento in capitale sociale facendo fare un salto di qualità ad un luogo dove il mercato delle ciliege è stata a lungo l’economia su cui la città si è basata.

Si tratta di un piano nel rispetto delle tradizioni, ma con uno sguardo verso il futuro e alle relative professioni.
Un piano che ho avuto la fortuna di sentire raccontare, con una profonda coscienza di causa, da Paulo Fernandes — sindaco della città.

e keyword del piano di innovazione di Fundão (slide by Paulo Fernandes)

Un percorso che passa attraverso 5 azioni chiave ispirate dall’open source:

  1. open minds
    si deve cominciare nell’avere una mentalità aperta, con una economia basata sulla creatività come il saper valorizzare gli artigiani in un mondo sempre più globale, creando una sinergia fra diversi attori.
    L’attenzione deve essere verso valore aggiunto e non sul risparmio.
  2. open arms
    serve ospitare le persone a braccia aperte e per farlo bisogna imparare a guardare oltre confine, offrendo anche un servizio anche in inglese, una burocrazia più snella, aiutare nel trovare luoghi e spazi creando quindi un nuovo quotidiano
  3. open government
    la città deve essere in ascolto con i propri cittadini e diventare una “SimpliCity“, in completa trasparenza e sviluppando processi partecipativi.
    open culture
    Un cambiamento di questo genere ha bisogno di creare una cultura aperta, rivolta ad un nuovo audience (anche perché lo scopo è attrarre persone) con una agenda quotidiana fatta anche da eventi proposti dai singoli ma anche con diversi momenti orientati al miglioramento culturale dei cittadini.
    Uno dei motti della città è: Fundão 365 dias à descoberta
  4. open for business
    accogliere a braccia aperte, significa anche essere accoglienti per iniziative imprenditoriali. Quindi avere programmi di supporto per attrarre aziende fornendo infrastrutture di qualità all’interno però di una città con costi contenuti e con una ottima qualità della vita. Facendo però molta attenzione a non concentrarsi solo sulle aziende ICT ma anche su quelle dei settori più tradizionali.

Un programma decisamente affascinante, la cui vera sfida è quella di metterla in pratica.
Sfida che l’amministrazione di Fundão dimostra di essere in grado di affrontare e, così, guardando alle opportunità che vengono dai fondi europei, si è partiti con progetti di rigenerazione urbana.
Il Living Lab è stato il primo.
Nel 2012 l’edificio del mercato di Fundã0 si presentava come un luogo ormai abbandonato, triste, inabitato anche se stato per anni uno dei fulcri della città e, da lì, si è cominciato a ragionare sulla interpretazione del concetto di living lab.

l’edificio del mercato di Fundã0 prima della rigenerazione (picture by a presentation of Paulo Fernandes)

Un luogo in grado di offrire sostegno sociale, ma allo stesso tempo abilitante allo sviluppo delle imprese artigiane.
Cuore dello spazio un FabLab con un ruolo importante: essere da traino di quanto accade a chi è ospitato nel living lab.
Il FabLab è finanziato per l’80% dal pubblico e, pertanto, i prodotti che ne escono sono in buona parte a costo di materiale.
Le piccole aziende ospitata nell’area da incubatore ne fanno buon uso.

il fablab di Fundão: cuore pulsante del living lab (picture by a presentation of Paulo Fernandes)

Fernando Castro, laureato in filosofia, è la persona che ci racconta cosa accade in quel luogo. L’azienda di Fernando di cui lui è fondatore e unico dipendente è la CogusBox. Il prodotto finale è una scatola di cartone più o meno delle dimensioni di quelle usate per le bottiglie da vino contenente del terriccio arricchito da fondi di caffè. Se innaffi il tuo cogusbox al mattino e alla sera, in cambio avrai funghi pronti per essere cucinati. Fernando ci racconta del suo lavoro con molto entusiasmo e ci guida negli spazi degli altri artigiani lì presenti.

stampa del fablab di Fundão per spiegare nasce il cogus box (picture by cogusbox.com)

Conosciamo così chi produce una schiuma da barba con una antica ricetta di famiglia, o chi crea network per valorizzare e far conoscere artigiani o semplicemente chi fa la professione del fotografo ma con una particolare attenzione al “wedding design”. Ciascuno si avvale del fablab per produrre scatole o insegne o cornici o biglietti da visita o di invito per nozze fatti in legno o plastica…
Bastano gli occhi di Fernando per capire quanto entusiasmo ci sia in quel luogo e di come le sinergie si incontrano fra loro.

L’altra area del Living Lab è, invece, quella più legata a spazi per la socialità.
A guidarci, è Miguel Vasco. Lui, fino a qualche anno fa, in quel mercato vendeva torte. Ora è diventato il coordinatore di uno grande spazio con un ruolo importante: la valorizzazione sociale. Una sezione è dedicata a laboratori per persone che coltivano i propri hobby.

il laboratorio dei giochi in legno di António Supico

Fra questi António Supico, un insegnante in pensione con una passione: creare giocattoli in legno. Rimaniamo affascinati dai suoi lavori e dal suo laboratorio. Lo spazio più grande è dato da un asilo. Si tratta di una banca del tempo: qui può stare qualche ora per dedicarti alle attività dell’asilo (stare con i bimbi, cucire i loro abiti, creare bambole, racconti …) e in cambio, se lo vuoi, trasformare il tuo tempo in frutta o verdura che puoi avere nel “negozio” vicino (anche questo uno spazio che nasce da donazioni).

Il Living Lab pertanto si propone come il primo tassello di quella cultura aperta che il sindaco ha messo nel suo piano basata su una economia della creatività che valorizza gli artigiani sostenuta da un fablab al loro servizio.

Il programma prevede anche lo sviluppo del settore ICT e, così, ulteriori progetti di rigenerazione urbana sono andati verso lo sviluppo dei business center.

l’area centrale di uno dei business center di Fundão usata anche per eventi cittadini (picture by a presentation of Paulo Fernandes)

Anche qui l’attenzione verso la contaminazione ha fatto si che gli spazi non siano rivolti solo alle aziende, ma anche alla cittadinanza. Uno dei due luoghi è un ex-mulino dove, assieme ad un area area museale creata per ricordare la storia di quel luogo, sono presenti uffici per aziende ICT.
L’altro luogo invece offre invece una ampia piazza coperta, racchiusa in un anello. L’anello è lo spazio per le aziende, il centro invece per ospitare manifestazioni cittadine e non. Gli spazi dei due business center sono occupati, principalmente, da due multinazionali: Readiness IT — che opera nella integrazione di sistemi e Altran — che lavora nello sviluppo ICT per la grande industria.
Entrambi i responsabili delle due multinazionali raccontano dei vantaggi offerti da Fundã0: il programma prevede sgravi fiscali e diversi supporti che vanno lentamente ad esaurirsi nel giro di 5 anni.
Discorso simile vale anche per le diverse startup che si stanno spostando lì.
Il continuo lavoro dell’amministrazione di Fundão nel rendere la città appetibile e nel far crescere territorio e persone fa si che questo investimento abbia una importante ricaduta in termini di capitale sociale.

l’ingresso del “casino fundanese” ora sede del museo della stampa e della academia de código

Infine, grazie al programma Academia de Código — anche questo finanziato dal Comune — molti ragazzi disoccupati (per il 90% laureati e in diverse discipline sia umanistiche che scientifiche) imparano velocemente a sviluppare software e vengono assorbiti dalle aziende insediate.

Il programma di Fundão non è ancora terminato e, comunque, ha le sue difficoltà da superare (per la maggiore le resistenze culturali date dalla tradizione) ma l’entusiasmo che si vive lì, la strategia compatta fra parte politica e dirigenziale e i risultati tangibili dimostrano quanto sia importante investire in capitale sociale.

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