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		<title>Trento: OpenStreetMap Evolution</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 18:20:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>napo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Simple animation with openshot video editor by using the images created with the project osm-history-renderer The location is Trento Italy For the music i used Light of Néstor Gonzalez stored on jamendo http://jamendo.com/it/track/875500]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="http://player.vimeo.com/video/33727850?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0" frameborder="0" width="600" height="338"></iframe></p>
<p>Simple animation with <a href="http://www.openshotvideo.com/">openshot video editor</a> by using the images created with the project <a href="https://github.com/MaZderMind/osm-history-renderer">osm-history-renderer</a></p>
<p>The location is <a href="http://www.openstreetmap.org/?lat=46.0623&#038;lon=11.1175&#038;zoom=13&#038;layers=Q">Trento Italy</a></p>
<p>For the music i used Light of Néstor Gonzalez stored on jamendo <a href="http://jamendo.com/it/track/875500">http://jamendo.com/it/track/875500</a></p>
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		<title>In risposta a &#8220;Perché i dati geografici non possono essere liberi&#8221; di Renzo Carlucci</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jul 2011 09:04:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>napo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 10 luglio 2011, sulla rivista online di Geomedia esce l&#8217;articolo &#8220;Perché i dati geografici non possono essere liberi (se vogliono essere onesti) di Renzo Carlucci &#8211; docente di geomatica all&#8217;università di Roma 3 e &#8220;penna&#8221; di geomedia dal 2009. L&#8217;articolo si presenta chiaramente con un titolo molto forte e, in quanto community ambassador per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 10 luglio 2011, sulla rivista online di Geomedia esce l&#8217;articolo<br />
<a href="http://www.rivistageomedia.it/201107103458/Approfondimenti/perche-i-dati-geografici-non-possono-essere-liberi-se-vogliono-essere-onesti.html">&#8220;Perché i dati geografici non possono essere liberi</a> (se vogliono essere onesti) di Renzo Carlucci &#8211; docente di geomatica all&#8217;università di Roma 3 e &#8220;penna&#8221; di geomedia dal 2009.<br />
L&#8217;articolo si presenta chiaramente con un titolo molto forte e, in quanto <a href="http://notebook.okfn.org/2011/05/30/maurizio-napo-napolitano/">community ambassador</a> per (<a href="http://www.okfn.org">Open Knowledge Foundation</a>), non posso che esserne colpito già dal titolo.<br />
Sicuramente lo stesso autore è cosciente della miccia accesa visto si presenta in risposta ai contenuti del blog <a href="http://www.geoforus.it/">Geo for us</a> di Giovanni Biallo che spesso chiede la liberazione dei dati geografici..<br />
Diverse sono le delucidazioni che vorrei chiedere a prof Carlucci, a partire da questa frase</p>
<blockquote><p><em>&#8220;Bisogna poi considerare a parte i progetti del tipo Openstreetmap che hanno natura completamente diversa dal concetto di dato geografico libero.&#8221;</em></p></blockquote>
<p>concordo pienamente sulla necessità di dare una definizione a &#8220;concetto di dato geografico&#8221; e, ancora di più a quello di &#8220;dato geografico libero&#8221;, ma nell&#8217;articolo in questione non vedo alcun riferimento in tal senso.<br />
Per mia formazione dire &#8220;liberiamo i dati geografici&#8221; si fa riferimento alla pratica del rilascio pubblico dei dati permettendone qualsiasi uso e ri-uso, pertanto, in senso lato, il rilascio gratuito del dato a qualsiasi scopo (compreso quello commerciale).<br />
Dall&#8217;altra con &#8220;dati geografici liberi&#8221; sono solito interpretare il concetto di dati raccolti dalle comunità. Dati di cui l&#8217;esempio più concreto è quello di openstreetmap ma che, anche assieme ad altre attività di raccolta di informazioni georiferite spesso sono di supporto alla ricerca (es. <a href="http://www.epicollect.net/">EPICollect/</a> ) e agli aiuti umanitari (es. <a href="http://mapkibera.org/">Map Kibera</a>).<br />
Quest&#8217;ultimo caso credo non sia la tipologia di dato di cui Carlucci parla nel suo articolo (e quindi posso capire perché cita OpenStreetMap come caso a parte), ma si sa che la potenza di un GIS è data dall&#8217;incrociare dati fra di loro e, quindi, quei dati che nell&#8217;articolo vengono giustamente descritti come quelli che derivano da costose operazioni di rilievo, diventano poi supporto all&#8217;evoluzione di questi progetti partecipativi.<br />
L&#8217;articolo giustifica la necessità di non liberare (nel senso di non distribuire gratuitamente a qualsiasi scopo) questi dati con questo pezzo</p>
<blockquote><p><em>Coloro che hanno investito nella acquisizione dei dati cartografici devono giustificarne i costi. Una amministrazione che mettesse in completa libertà il dato geografico potrebbe andare contro agli attuali principi economici della “sostenibilità” dei progetti tanto raccomandata a livello di Unione Europea. Un progetto cioè che prevede di investire migliaia di Euro in cartografia non può prevedere che il bene rinveniente venga poi messo gratuitamente a disposizione di tutti. Per lo Stato o per la stessa amministrazione sarebbe una perdita non giustificata. Il diritto di “copia” quantomeno, relativo al solo risarcimento dei costi, andrebbe ripartito, come è in uso per tutta la pubblica amministrazione, su chi ne fa richiesta.</em></p></blockquote>
<p>frase forte, ma allo stesso tempo altamente discutibile.<br />
Citando l&#8217;Europa si potrebbe fare riferimento alla direttiva relativa al riutilizzo dell&#8217;informazione del settore pubblico &#8211; <a href="http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:32003L0098:IT:HTML">http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:32003L0098:IT:HTML</a>, recepita poi in Italia nel Codice dell&#8217;Amministrazione Digitale &#8211; <a href="http://www.innovazionepa.gov.it/lazione-del-ministro/cad/nuovo-codice-dellamministrazione-digitale.aspx">http://www.innovazionepa.gov.it/lazione-del-ministro/cad/nuovo-codice-dellamministrazione-digitale.aspx</a>.<br />
Tale direttiva europea nasce sulla base di alcune considerazioni importanti, ecco alcune delle prime</p>
<blockquote><p>
<em><br />
[...]</p>
<p>(2) L&#8217;evoluzione verso la società dell&#8217;informazione e della conoscenza incide sulla vita di ogni cittadino della Comunità, consentendogli, tra l&#8217;altro, di ottenere nuove vie di accesso alle conoscenze e di acquisizione delle stesse.</p>
<p>(3) In tale evoluzione i contenuti digitali svolgono un ruolo importante. La produzione di contenuti ha comportato negli ultimi anni la rapida creazione di posti di lavoro e continua ad agire in questo senso. Nella maggior parte dei casi i posti di lavoro vengono creati nel contesto di piccole imprese emergenti.</p>
<p>(4) Il settore pubblico raccoglie, produce, riproduce e diffonde un&#8217;ampia gamma di informazioni in molti settori di attività, ad esempio informazioni di tipo sociale, economico, <strong>geografico</strong>, <strong>climatico</strong>, turistico, informazioni in materia di affari, di brevetti e di istruzione.</p>
<p>[...]<br />
</em></p></blockquote>
<p>I sostenitori del movimento open data fanno presente che spesso i costi di produzione, gestione e aggiornamento dei dati sono coperti tramite tassazione. La pubblica amministrazione si occupa di questo circolo al fine di arrivare poi a risolvere alcune esigenze, la rivendita del dato può essere una soluzione per coprire queste spese (il catasto e la camera di commercio ne sono un esempio), ma questo spesso implica la creazione di nuove strutture, nuovi uffici e nuovi personali, perché allora non limitarsi alla libera distribuzione di questo patrimonio e lasciare poi che sia il libero mercato ad espandersi.<br />
Possono nascere nuove aziende con idee brillanti, o quelle già presenti allargarsi. Che il dato sia geografico o meno questo processo non cambia. La libera diffusione dei dati è da molti economisti considerata come un catalizzatore verso l&#8217;innovazione e la nascita di nuove imprese.<br />
Se vogliamo scendere poi sul mondo GIS: il panorama del software libero e proprietario utile all&#8217;elaborazione dei dati geografici è vastissimo, ma ciascuno di questi strumenti è nullo senza i dati.<br />
Rendere meno difficile l&#8217;accesso ai dati potrebbe favorire il mercato di questo settore o di altri settori di cui non si ha la più pallida idea che ne possano fare uso.</p>
<p>Sempre Carlucci cita poi &#8211; con un pluralia maiestatis &#8211; gli Stati Uniti a difesa della sua idea che &#8220;gratis&#8221; è sinonimo di pessima qualità.</p>
<blockquote><p><em>E allora ci chiediamo a questo punto come può essere possibile pensare che un dato geografico “onesto” nel senso della sua qualità possa essere liberato e ceduto gratuitamente. Se così fosse altro non sarebbe che un dato “declassificato” come si usa dire negli Stati Uniti di poca utilità ai fini di un serio professionista che nel realizzare un progetto debba dimostrare al suo cliente la qualità della base cartografica adottata.</em></p></blockquote>
<p>&#8230; ed anche qui rimango sbalordito, non tanto per la parole, ma per il fatto che uno dei più grossi patrimoni di geodati utilizzabili a qualsiasi scopo ci viene proprio da un ente statunitensi: la NASA offre una quantità incredibile di dati pubblici &#8211; qui un elenco presentato durante il RHoK &#8211; <a href="http://www.rhok.org/node/2608">http://www.rhok.org/node/2608</a>).<br />
E si tratta di dati pagati con denaro pubblico, dati rilevati con strumenti costosi, dati certificati da un ente, dati disponibili a chiunque e che coprono anche il territorio europeo, dati che la ricerca scientifica e le aziende usano nelle proprie attività &#8230;</p>
<p>L&#8217;articolo non è della mia stessa idea sul tema del catalizzatore dell&#8217;innovazione, tant&#8217;è che sul tema dello sviluppo economico, si pone in maniera molto critica</p>
<blockquote><p>Un dato geografico “libero” come molti pensano sarebbe un enorme danno alla economia dello stesso settore geografico già sofferente</p></blockquote>
<p>su questo però rimango un pò sbigottino. Sono convinto anche io dell&#8217;importanza dell&#8217;autosostenibilità, ma anche qui vorrei avere esempi più concreti che mettano a bilancio costi e ricavi. Nel primo degli undici punti &#8211; <a href="http://www.opendefinition.org/okd/italiano/">http://www.opendefinition.org/okd/italiano/</a> &#8211; con cui la open knowledge foundation definisce il concetto di dato aperto dichiara</p>
<blockquote><p>1. Accesso<br />
L’opera deve essere disponibile nella sua interezza ed <strong>a un costo di riproduzione ragionevole</strong>, preferibilmente tramite il download gratuito via Internet. L’opera deve inoltre essere disponibile in un formato comodo e modificabile.</p></blockquote>
<p>in quel <em>costo di riproduzione ragionevole</em> capisco la necessita di coprire eventuali buchi finanziari, ma è in particolare la parola &#8220;ragionevole&#8221; che va messa in evidenza.<br />
Nell&#8217;era di internet molti concetti sono messi in discussione, siamo passati dalla scarsità all&#8217;abbondanza: il replicare un dato costa esageratamente meno che un tempo, e quindi, forse, qualche ufficio andrebbe rivisto e riutilizzato in altro modo.</p>
<p>L&#8217;articolo di Carlucci sposta poi l&#8217;attenzione sul problema della certificazione</p>
<blockquote><p><em>Chi si fiderebbe mai di una qualsiasi elaborazione realizzata su un dato gratuito, non certificato? Pensiamo a quante e quali manipolazioni potrebbero avvenire!</em></p></blockquote>
<p>anche questa affermazione può essere condivisa ma va anche difesa.<br />
Prima di tutto la storia è piena di dati certificati che si rilevano essere poi errati. La sola spiegazione del processo con cui i dati sono stati raccolti e elaborati può fare da certificazione.<br />
Un dato certificato mi può permettere di lamentarmi con qualcuno (vedi il caso della signora che è andata a fare causa a google per il suo incidente stradale &#8211; <a href="http://www.pianetacellulare.it/post/Google/11645_Google-Maps-donna-vittima-di-incidente-fa-causa-a-Google.php">http://www.pianetacellulare.it/post/Google/11645_Google-Maps-donna-vittima-di-incidente-fa-causa-a-Google.php</a>.<br />
Un aspetto che però potrebbe aiutare è quello di ragionare sulle licenze sui dati.<br />
Queste non sono di certo un modo per proteggersi o garantire la certificazione dei dati, ma spesso sono un utile strumento per capire la provenienza di un dato.<br />
Chi distribuisce un dato aperto, se lo fa nel modo corretto (e qui nuovamente gli undici punti della open definition di open knowledge foundation) ci applica una licenza.<br />
C&#8217;è chi preferisce rilasciare i dati in pubblico dominio (vedi World Bank, Regione Piemonte ..), chi chiedere di citare la fonte (nuovamente alcuni dataset della Regione Piemonte e di World Bank o la pubblica amministrazione di Vienna &#8230;) o di mantenere il dato sempre aperto citando la fonte (es. la pubblica amministrazione di Parigi).<br />
Quindi dato manipolato si, ma comunque in moltissimi casi riconducibile alla fonte che lo ha creato con il suo processo di raccolta ed elaborazione.<br />
Se poi non mi fido di questa elaborazione, posso sempre ripetermela (se ho tempo e capacità).</p>
<p>In conclusione Carlucci conclude la sua idea con questa frase</p>
<blockquote><p>Un ultima considerazione: al di la di quello che può essere la sperimentazione o il diletto, affidereste mai la vostra navigazione ai dati “liberi” ? L’affidabilità completa sulla navigazione stradale oggi non l’abbiamo neanche dai dati Teleatlas, notoriamente costosi. E voi affidereste gli spostamenti delle vostre merci a sistemi così poco affidabili? Provate pure, usate un navigatore con dati liberi e fatemi sapere.</p></blockquote>
<p>ed anche qui nuovamente dubbi e perplessità.<br />
Se il concetto di liberazione dei dati è quello di permette che i dati della p.a. siano utilizzabili a qualsiasi scopo la stessa TeleAtlas potrebbe farne uso. D&#8217;altra parte una p.a. avrebbe tutto il vantaggio a rilasciare dati che descrivono il grafo stradale ben fatti: se un mezzo di trasporto sbaglia percorso, si incastra, crea ingorghi a causa di un dato errato presente su un navigatore, è un problema per tutta la comunità di quel luogo, quindi la p.a. può aiutare a migliorare rilasciano i propri dati.</p>
<p>Se invece il concetto che Carlucci vuole esprimere è il fatto di non fidarsi dei dati liberi creati dalle comunità, come nel caso di OpenStreetMap, allora qui è &#8220;guerra aperta&#8221;, molti, moltissimi sono i casi in cui openstreetmap ha rilevato errori presenti in TeleAtlas: da percorsi d&#8217;acqua interpretati come strade, a confini amministrativi che, in alcuni casi, hanno anche creato problemi politici &#8211; <a href="http://notiziopoli.blogspot.com/2010/11/google-maps-sbaglia-i-confini-tra-costa.html">http://notiziopoli.blogspot.com/2010/11/google-maps-sbaglia-i-confini-tra-costa.html</a><br />
Temo che la discussione su questo argomento non abbia mai fine, anche se c&#8217;è chi, in Inghilterra, sta verificando periodicamente la copertura dei dati inseriti in openstreetmap con quelli ufficialmente certificati dagli enti competenti dal governo britannico &#8211; <a href="http://povesham.wordpress.com/2011/05/20/openstreetmap-and-ordnance-survey-meridian-2-comparison-2008-2011/">http://povesham.wordpress.com/2011/05/20/openstreetmap-and-ordnance-survey-meridian-2-comparison-2008-2011/<br />
</a>.<br />
Se facciamo poi la considerazione che, in una clima open data sempre più crescente, l&#8217;importazione di questi dati in openstreetmap sarà uno degli effetti, è facilmente immaginabile che potranno esserci anche dei ritorni di arricchimento o correzioni.<br />
Il processo di comparazione facilmente automatizzabile e questo potrebbe diventare un ottimo strumento di aiuto a chi i dati, oltre che raccoglierli, deve anche aggiornarli.<br />
In buona parte la mia sensazione sull&#8217;articolo di Carlucci è che ci sia qualche idea valida che necessita però di essere maggiormente rafforzata, il rischio altrimenti è quello di portare tutto su sterili discussioni sul dibattito fra geografia e neogeografia.</p>
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		<pubDate>Thu, 31 Mar 2011 09:55:19 +0000</pubDate>
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